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23/02/2011 15.19.34 - Articolo letto 5224 volte

Aziende agricole materane in crisi

Adriano Pedicini Adriano Pedicini
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Analisi di Adriano Pedicini
Matera C’è un qualcosa che non appare evidente, che si consuma in silenzio, nel disinteresse generale: la morte di tante aziende agricole strozzate dall’aggravio dei debiti e dall’incuria del territorio; perseguitate dalle alte aliquote contributive INPS e INAIL, inseguite nelle aule di Tribunali dalle Banche, pedinate come segugi da Equitalia ed infine, stese dalle abbondanti piogge che nella nostra provincia equivalgono ad alluvioni . Son poche le aziende agricole prive del burocratico cinismo di esecuzioni giudiziarie che arrivano a bloccare conti bancari, macchine agricole, cioè gli attrezzi di lavoro dell’agricoltore, pignorare terreni ed in alcuni casi anche i frutti pendenti. La crisi avviata da tempo mostra tutta la sua recrudescenza oggi, quando le condizioni reddituali limitate non riescono a far fronte al continuo aumento dei costi e degli oneri contributivi, a questo deve aggiungersi le ripetute calamità naturali favorite dall’assenza di interventi di manutenzione degli argini di torrenti e fiumi della nostra provincia, tanto che medie precipitazioni si trasformano in catastrofici eventi, che spazzano via il lavoro e gli investimenti di tanti agricoltori. Crisi che non ha risparmiato alcun comparto. Quanto accaduto nella collina materana e nel metapontino è sintomatico dell’assenza di programmi chiari e semplici che si perdono nelle chiacchiere e promesse della politica regionale per lo sviluppo agricolo, che è rimasta inerte nonostante le avvisaglie dei mesi scorsi a dimostrare tutto il disinteresse e il distacco dal settore. Adesso bisogna agire nell’emergenza, non c’è più tempo, è fondamentale che si incoraggino politiche di consolidamento delle situazioni debitorie delle aziende agricole, verso i soggetti creditori, perché al momento non vi sono più risorse economiche da esporre, il sistema bancario ha oramai chiuso le porte alle imprese agricole a causa delle tante sofferenze nel settore. Analoga chiusura proviene dalle politiche comunitarie e territoriali senza idee e provvedimenti di sostegno, calmieranti nel settore. Vien da se che sempre più sono le aziende poste all’asta con il reale rischio che ad aggiudicarsele siano soggetti che le rilevano per soli fini speculativi, che nulla hanno a che fare con l’agricoltura. Ed intanto osserviamo quasi gratificati e sollevati dall’aumentata coscienza ecologica, che su terreni di pregio agricolo compaiono sempre più forme di falso business, ignorando che tali speculazioni sono il frutto di amare crisi interne cavalcate da amorali usurai in giacca e cravatta; da criminali senza scrupoli che, dietro lucrosi guadagni derivanti dalla vendita di energia, sottraggono lavoro e vita a chi da sempre ha coltivato la terra. Non vi è crescita economica in un territorio senza agricoltura, il settore si allarga a ventaglio e costituisce l’eccellenza di un territorio; ogni promozione turistica è preceduta dalla sua gastronomia che  è in simbiosi con la produzione agricola del posto, questa si pernia nella tipicità dei suoi prodotti. Per questo le istituzioni hanno l’obbligo morale di intervenire per salvare il settore più importante dell’economia regionale, oggi moribondo. Ritengo che in proposito nulla si sia fatto per rinvigorire il comparto agricolo, credo che prima di tutto dovremmo difendere la nostra produzione con regole condivise, per poi dare fiducia agli imprenditori agricoli con quel minimo di interventi sul territorio atti a scongiurare i fenomeni di questi giorni. Quanto accaduto nella collina materana, a Grassano e Marconia, solo per citare due dei comuni maggiormente colpiti, non fanno altro che sollevare maggiormente le leve delle preoccupazioni sociali. Questa situazione deprime ogni investimento, allontana i giovani che dovrebbero essere incoraggiati ad insediarsi in agricoltura con incentivi finanziari, azioni formative e nuove regole riguardanti il diritto successorio.
Si dovrebbero stimolare finanche le normative urbanistiche, introducendo nuovi strumenti di pianificazione territoriale per favorire nuove attività rurali, dalla produzione di energia per l’agricoltura sociale, a moderne infrastrutture civili che scoraggino l’abbandono delle aree collinari e montane. Sono questi i motivi per i quali ritengo che la regione Basilicata debba ora proclamare con maggior forza l’aumentato stato di crisi nel settore e, porsi nelle condizioni di intervenire concretamente con aiuti efficaci al settore. Per questo invito i consiglieri regionali del PDL a battersi tenacemente con una mozione da presentare senza ritardo ed affrontare con decisione, oltre alle proposte suddette, anche il tema dell’accesso al credito e del diritto a non essere vessati dalle esecuzioni giudiziarie e dei pignoramenti in agricoltura, dove non solo le banche, ma anche Equitalia, con un sadismo degno di miglior causa, si accanisce contro l’agricoltura con pignoramenti su tutto, ipotecando pure l’aria che gli agricoltori respirano.  Che venga aperto il dibattito in consiglio regionale per ristrutturare i debiti aziendali, per favorire l’accesso al microcredito, per istituire punti di osservazione a garanzia di chi lavora la terra.
Faccio appello ancora al gruppo consiliare del mio partito a cercare risposte certe, concrete e imminenti, intervenendo con una moratoria sui pignoramenti e le esecuzioni giudiziarie, proponendo l’immediata individuazione ed applicazione di un pacchetto di misure nazionali e regionali in grado di reggere le imprese in questo particolare momento.
Adriano Pedicini consigliere Comunale del PDL



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




E già, poveri contadini.
Il 24/02/2011, Aldo85 ha scritto :
Poverini, costretti a viaggiare con le loro auto (preferibilmente Suv) a nafta agricola (cosa che sarebbe vietata per motivi fiscali, ma che, visto il costo del carburante dimezzato rispetto alla colonnina, vale la pena fare); contributi a fondo perduto percepiti negli anni passati e tutt'ora per interventi e lavori spesso mai effettuati (v. biologico) e quando questi aituti non arrivano basta fare un pò di casino con i trattori; nero costante e diffuso, il che porta a non dichiarare nulla, con conseguente guadagno anche per i figli che si fingono studenti per beccare la borsa di studio a discapito di chi, studiando per davvero, dichiara poco, ma dichiara e non prende nulla. Una vitaccia, praticamente, non come i cassintegrati dei salottifici o i disoccupati, laureati e non. Quelli sì che se la spassano...

 
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